mercoledì 17 febbraio 2021

VERIFICA DI FINE CAPITOLO

 LA CONFLITTUALITà SOCIALE

DOMANDE


N.1

- Colletti bianchi è l'espressione con cui Wright Mills designa la borghesia capitalista tipica delle società industriali avanzate. FALSO

- Con l'espressione povertà relativa si intende una condizione di disagio economico temporaneo. FALSO

-Una società ha un'altra mobilità relativa se la possibilità di spostarsi nel sistema di stratificazione è uguale per tutte le classi. VERO

- In una società divisa in caste è impossibile la mobilità sociale. VERO

- Secondo la labelling theory nessun comportamento è intrinsecamente deviante. VERO

N.2

A. Secondo Weber gli appartenenti a uno stesso ceto hanno in comune lo stile di vita

B.  Secondo Sylos Labini, quale tra le seguenti caratteristiche non appartiene alle classi mdie? -> mancanza di un codice morale sicuro e unitario

C. Secondo la terminologia di Merton, quale termine descrive la condotta che accetta gli scopi socialmente condivisi ma non i messi usualmente proposti per conseguirli. -> devianza

N.3

A. In Durkheim, la condizione che si viene a creare in una società quando si indeboliscono i legami tra le persone e viene quindi meno la coscienza collettiva, favorendo così l'insorgere della conflittualità sociale e dei comportamenti devianti. -> ANOMIA

B. La soglia precisa, definibile in termini di reddito disponibile o di spesa possibile, sotto la quale un individuo o una famiglia possono dirsi poveri. -> LINEA DI POVERTa

C. Complesso di idee, valori, modelli, norme di comportamento e linguaggi elaborato all'interno della società da uno specifico settore di essa: una classe sociale, una comunità etnica, una categoria professionale o anche una comunità deviante -> SUBCULTURA

N.4

In cosa consiste il fenomeno della deprivazione relativa?

Fenomeno per cui il confronto con standard ideali di riferimento o con lo status, percepito come più favorevole, di altri individui o gruppi  incide in modo negativo sul giudizio che le persone si formano sulla propria posizione sociale.

Come si configura il passaggio dalla devianza primaria a quella secondaria secondo la prospettiva della labelling theory?.

Opposizione introdotta da Lemert per distinguere la semplice trasgressione di una norma sociale dalla condizione dal corpo sociale in cui si ritrova il trasgressore in seguito all'etichettamento.

Trasgressione della norma->etichettamento sociale-> sviluppo di abitudini, convinzioni e motivazioni che rafforzano la condotta deviante-> devianza secondaria.

N.5

Rapporti ISTAT sulla povertà in Italia.

i dati relativi al 2008 risulta in condizione di povertà relativa lì11,3% delle famiglie residenti, per un totale di circa 8 milioni di persone. Questa percentuale cresce al Sud, dove quasi una famiglia su 4 è povera(23,8%). Tra i fattori di povertà ci sono l'elevato numero di figli(nel Meridione, dove le famiglie numerose sono un fenomeno relativamente diffuso, il 38% dei nuclei familiari con 3 o più figli minori è povero) , la presenza di almeno un anziano nel nucleo familiare( in questa situazione, il 12,5 % delle famiglie italiane soffre di difficoltà economiche), la mancanza di uno dei genitori(il 13% delle famiglie monoparentali è povero, e la percentuale supera il 25% al Sud.)

Meccanismi della mobilità sociale


L'articolazione della società in classi implica per gli individui la possibilità di passare da una classe sociale all'altra e quindi di mutare la propria posizione all'interno del sistema di stratificazione.    Questo fenomeno Si chiama mobilità sociale. Questa possibilità si può configurare sia Come mobilità discendente sia Come mobilità ascendente. è principalmente alla mobilità ascendente che ci si riferisce l'analisi sociologica. La mobilità ascendente è preclusa per principio nelle società divise in Caste come quella indiana in cui la nascita inchioda le persone ha una posizione sociale immutabile fino alla morte. Nel mondo occidentale la stratificazione coesiste con la possibilità di avanzare All'interno della scala sociale. Ma esiste davvero nella nostra società la possibilità di una mobilità sociale? non è facile dare una risposta. Innanzitutto occorre distinguere tra mobilità assoluta, data dal numero complessivo di persone che si spostano da una posizione sociale a un'altra, e mobilità relativa che consiste nel grado di uguaglianza delle possibilità di ciascuno di migliorare la propria posizione. Questo significa che una società ha un'altra mobilità relativa: se la possibilità di spostarsi all'interno del sistema di stratificazione sociale è uguale per tutte le classi. Ed è proprio la mobilità relativa che dobbiamo prendere in considerazione se vogliamo valutare la capacità di apertura di una società: esse Infatti potrebbe presentare un elevato tasso di mobilità ma limitato a una particolare fascia della popolazione. Può accadere che lo spostamento riguardi soltanto posizioni sociali contigue rilevando invece percentuali modeste relative alla mobilità a lungo raggio.

in particolare per la mobilità tra le generazioni Occorre tenere presente che molti cambiamenti di posizione occupazionale derivano da trasformazioni più Generali nel sistema produttivo

lunedì 1 febbraio 2021

PAROLA AI TESTI

IL SISTEMA DELLE CLASSI SOCIALI NELLA SOCIETà BRITANNICA

Che cosa sono le middle class, upper class e working class?

Il rapporto di una persona britannica con il portatovagliolo rap


presentava la prova inequivocabile della sua estrazione sociale, ovvero del suo posto nel "sistema di classi". Le classi alte ne ignoravano l'esistenza: cambiavano il tovagliolo tutti i giorni e non avevano bisogno di un attrezzo che indicasse dove ognuno si era pulito la bocca. Le classi basse anche lo ignoravano, per il semplice fatto che non usavano il tovagliolo. Le classi medie uniche ad usarlo e non sostituendolo tutti i giorni, conoscevano il portatovagliolo.

Quale sembra essere, secondo Severgnini, la maggiore ambizione della middle class britannica? 

nell'Inghilterra vittoriana ed edoardiana, la middle class tentava disperatamente di apprendere le


sfumature dei costumi sociali e dell'etichetta.

Che cosa significa l'affermazione dell'autore secondo cui ancora oggi la popolazione vive a compartimenti stagni?

Sono classi conservative, nel senso che non prendono in considerazione il progresso e rimangono sempre e solo alle stesse tradizioni e non possono esserci delle nuove tradizioni che vadano a modificare quelle vecchie.

DOMANDE P. 385


 Che cos'è la devianza?

è ogni comportamento non conforme ai canoni di normalità e di liceità di una certa società in un determinato momento storico.

Perchè non esistono comportamenti devianti "in assoluto"?

In primo luogo il fatto che la normalità, e conseguentemente la devianza, si costituiscano solo in rapporto alla loro definizione sociale ha un'immediata conseguenza: nessun comportamento e di per sé deviante e ciò che appare tale, in un certo contesto sociale un momento storico può non esserlo In altri tempi e luoghi. Allo stesso tempo però il fatto che un certo atto possa apparire normale a chi lo compie non ne abolisce il carattere deviante. In secondo luogo quando parliamo di norme sociali ci riferiamo come sappiamo a una pluralità di regole di condotta differenti per tipo di legittimazione e grado di obbligatorietà. La loro violazione di conseguenza genera forme molto diverse di devianza che possono andare dal rifiuto più o meno cosciente delle convinzioni sociali alle forme più efferate di criminalità.

Qual è la specificità dell'approccio sociologico alla devianza?

La specificità di un approccio sociologico alla devianza è data dal tentativo di mettere in correlazione l'insorgenza di condotte devianti non già con particolari fattori individuali ma con determinate variabili di natura sociale.


In che cosa consiste le labelling theory?

è un orientamento teorico, sviluppatosi negli Stati Uniti intorno agli anni Sessanta del Novecento, che sottolinea dei meccanismi di attribuzione e di etichettamento sociale nella definizione dell'identità dell'individuo, con particolare riferimento a certe condizioni di cui la società stigmatizza la diversità.

UN NUOVO SGUARDO SULLA DEVIANZA

 LABELLING THEORY



Edwin Lemert, Erving Goffman e Howard Back  danno l'avvio alla labelling Theory, Ovvero la teoria di etichettamento. Il nocciolo di questa prospettiva può riassumersi in questo modo: la devianza non è un attributo di determinati gruppi o individui, ma una condizione che  si viene a creare In seguito a determinati meccanismi di attribuzione e definizione delle situazioni e si sviluppano nel corso dell'interazione sociale. Non ha senso quindi, cercare presunte cause della devianza visto che questa non è una qualità intrinseca della persona, ma occorre piuttosto ricostruire il processo con cui essa "si definisce come situazione", strutturando l'identità sociale dei soggetti che vi sono coinvolti. 


La "definizione sociale" della devianza opera a più livelli: in primo luogo come osservato inizialmente la definizione sociale della devianza precisa ciò che deve essere ritenuto lecito o normale. In secondo luogo la definizione sociale della devianza circoscrive la situazione che si crea quando la norma socialmente stabilità viene infranta ad un certo comportamento. Nei confronti del trasgressore, reale o presunto, scatta un meccanismo di etichettamento: egli è considerato un deviante  trattato come tale. La stigmatizzazione ha l'effetto di innescare un pericoloso processo di ristrutturazione dell'identità sociale dell'individuo: egli impara a vedersi con un deviante, sviluppando progressivamente abitudini e convinzioni e motivazioni che lo  allontano ancora di più dall'alveo della normalità.



Lemert esprime un concetto analogo distinguendo tra devianza primaria e devianza secondaria. Quella primaria è quella connessa all' iniziale violazione della norma e quella secondaria si costituisce in seguito al etichettamento Sociale. La spirale innescata dal etichettamento sociale può essere ricondotta a quel meccanismo più generale che Merton definisce "profezia che si autoadempie" ossia il fenomeno per cui i processi di attribuzione sociale spesso riescono a orientare il corso degli eventi in direzione perfettamente conforme al significato conferito. Nel campo specifico della devianza, il meccanismo della profezia che si autoadempie ci dice che chi è giudicato e trattato da deviante, finirà per esserlo davvero. A queste osservazioni si potrebbe obiettare che anche l'insorgere della devianza primaria esige una spiegazione e che la teoria dell'etichettamento non chiarisce nulla in merito. Perché, Potremmo chiederci, a un certo punto un individuo decide di infrangere una norma? Quali sono le motivazioni ? In realtà, dal punto di vista della labelling Theory questa questione assume una pochissima importanza. In primo luogo perché le spinte in direzione comportamenti trasgressivi non sono appannaggio di soggetti particolari, ma costituiscono un'esperienza comune alla maggior parte degli individui. In secondo luogo, perché l'analisi della carriera deviante mostra che vere e proprie motivazioni si sviluppano solo dopo che l'attività devianze sia consolidata. In realtà proposito di quest'ultimo, la labelling Theory può essere agevolmente integrata con altre prospettive di analisi. Si può supporre, che la socializzazione da parte di subculture devianti predispongo alcuni individui più di altri a comportamenti trasgressivi; etichettamento sociale, farebbe per così dire il resto, favorendo il passaggio dalla devianza primaria a quella secondaria. Bisogna Inoltre considerare, che l'opera di etichettamento non è indipendente da variabili socio-ambientali, nel senso che una persona appartenente alla sociale più basso ha maggiori probabilità di essere stigmatizzata come delinquente. Bisogna infine osservare che il percorso verso la devianza secondaria viene spesso alimentato proprio da quelle strutture sociali che dovrebbero correggerla.


I MECCANISMI DELL'ESCLUSIONE SOCIALE

 LA DEVIANZA






La devianza si configura come la forma più acuta di conflittualità sociale, con questo termine i sociologi indicano ogni comportamento che devia dalle norme socialmente stabilite. Questo concetto è più problematico di quanto la sua spiegazione sembri suggerire. Vediamo perché. In primo luogo il fatto che la normalità, e conseguentemente la devianza, si costituiscano solo in rapporto alla loro definizione sociale ha un'immediata conseguenza: nessun comportamento e di per sé deviante e ciò che appare tale, in un certo contesto sociale un momento storico può non esserlo In altri tempi e luoghi. Allo stesso tempo però il fatto che un certo atto possa apparire normale a chi lo compie non ne abolisce il carattere deviante. In secondo luogo quando parliamo di norme sociali ci riferiamo come sappiamo a una pluralità di regole di condotta differenti per tipo di legittimazione e grado di obbligatorietà. La loro violazione di conseguenza genera forme molto diverse di devianza che possono andare dal rifiuto più o meno cosciente delle convinzioni sociali alle forme più efferate di criminalità. L'atto criminale costituisce per la società un problema indubbiamente maggiore dei comportamenti stravaganti e anticonformisti delle persone, che comunque destano, per la loro difformità dal comune sentire, l'interesse del sociologo. Infine l'esistenza di norme diverse per contenuto e  tipologia sono problemi di giurisdizione tra le une e le altre norme. Le usanze e costumi morali non sono ugualmente praticati all'interno della società da tutti i membri, mentre le norme giuridiche emanate dallo Stato, valgo in modo indifferenziato per tutti gli individui. Può capitare così che un soggetto non appaia "deviante" dal punto di vista dei valori del gruppo sociale a cui appartiene, ma sia considerato tale dal punto di vista della legge di altri gruppi. 

LA SOCIOLOGIA DI FRONTE ALLA DEVIANZA



Nella seconda metà dell'800, in piena cultura positivista, il criminologo Cesare Lombroso ipotizza un'origine biologica della devianza e arrivò al sostenere che i crimini fossero identificabili attraverso precise caratteristiche fisiche. La specificità di un approccio sociologico alla devianza è data dal tentativo di mettere in correlazione l'insorgenza di condotte devianti non già con particolari fattori individuali ma con determinate variabili di natura sociale. è all'interno della scuola di Chicago che nascono i primi studi sul fenomeno della devianza, nella forma di ricerche etnografiche su particolari comunità devianti: I Vagabondi protagonisti di The Hobo e altre opere. In queste opere la condotta deviante viene vista come prodotto di una particolare subcultura, cioè di un complesso di idee, valori,  modelli di comportamento e linguaggi elaborato da un certo gruppo, all'interno del quale l'individuo compie un percorso di socializzazione. I sociologi di Chicago Inoltre studiarono il rapporto tra le diverse comunità devianti e la configurazione spaziale della vita urbana, mostrano come esse tendessero maggiormente a proliferare in certe aree territoriali piuttosto che altre, precisamente in quelle dove era più la disorganizzazione sociale, cioè dove era più debole l'influsso delle norme della società statunitense convenzionale.

MERTON: LA DEVIANZA COME DIVARIO TRA MEZZI E FINI SOCIALI



Robert Merton ha fornito una interpretazione riguardante la devianza. Lui parte dalla constatazione che all'interno di ogni società, esiste un divario tra gli scopi che vengono proposti ai membri della società stessa e i mezzi effettivamente disponibili per conseguirli. Il comportamento deviante rappresenterebbe quindi un tentativo di appropriarsi delle mete socialmente desiderabili attraverso vie diverse da quelle della legalità, e sarebbe sollecitato dallo scarto tra aspirazioni e possibilità effettive sperimentato dalla maggior parte degli individui. Naturalmente Merton è consapevole che non tutte le persone che avvertono questo scarto mettono in atto comportamenti devianti esistono Infatti, secondo lo studioso, altre possibilità di reazione individuale a questa divario tra mezzi e fini sociali:

  •  Il conformismo
  •  il ritualismo
  •  la rinuncia 
  • la ribellione 
la teoria di Merton è stata accettata e ripresa anche da altri studiosi. Essa si presta molto bene a spiegare la condotta deviante di individui e gruppi socialmente marginali. Tuttavia i devianti non appartengono soltanto a queste categorie sociali, come facilmente constatabile dalle semplici lettere di un quotidiano, i reati e le attività socialmente deprecabili sono trasversali a tutte le fasce di popolazione.