mercoledì 21 aprile 2021

GLI STRUMENTI STATISTICI

Gli strumenti statistici 

La statistica è la scienza che si serve di metodi matematici per l'analisi e l'elaborazione di dati relativi a fenomeni collettivi, al fine di trarne conclusioni fondate e rilevanti.  Le scienze umane - così come la meteorologia, la medicina, l'economia - ne fanno sistematicamente uso.  L'operazione di tradurre in numeri l'oggetto della propria ricerca può essere compiuto in più contesti e diversi livelli, Ad esempio, il sociologo che conduce un'indagine su una popolazione può avere interesse a rilevare quante volte compaia ognuna delle modalità assunte  dal carattere che sta indagando, oppure quante volte una stessa modalità compaia in contesti e situazioni diversi.



Questa operazione si chiama "misurazione ne di frequenza": ciò che possiamo misurare la frequenza assoluta e frequenza relativa.  Il complesso delle diverse modalità e delle rispettive frequenze con cui un carattere determinato si manifesta in una popolazione è detto distribuzione di frequenze.  Conoscere la frequenza assoluta o relativa di un fenomeno costituisce una necessaria per valutarne l'impatto sociale, avanzare spiegazioni o previsioni, suggerire possibili strategie di intervento.  Le distribuzioni statistiche possono essere rappresentate con tabelle, come quella riportata nella figura precedente, oppure tramite grafici, cioè figure che ne rappresentano simbolicamente le caratteristiche.

LA VALIDITA DELLA RICERCA

per lo studioso che conduce una ricerca è importante avere la certezza che essa risponda ai requisiti di "validità".  Questo concetto si specifica in due ulteriori domande: la validità degli strumenti utilizzati e quella dei risultati a cui si approda.  Uno strumento è valido se misura effettivamente, e in modo preciso, ciò che intende rilevare.  In psicologia, ad esempio, da un test per la misurazione dell'intelligenza ci si aspetta che misuri effettivamente ciò che intende rilevare - il quoziente intellettivo dell'individuo - e non altre caratteristiche, come la creatività o l'attitudine a svolgere un determinato compito  ;  da un questionario predisposto per un'inchiesta sulla pratica religiosa all'interno di una determinata popolazione, ci si attende che dia informazioni su quello specifico fattore che intendiamo indagare, e non su altri.  Tuttavia è pur vero che, soprattutto in sociologia, può capitare che uno strumento predisposto per rilevare un certo fattore possa dare informazioni supplementari impreviste su altri aspetti del fenomeno.



Bisogna però distinguere tra "validità interna" e "validità esterna"  Perché ciò si verifica non è sufficiente che siano impiegati strumenti validi, ma occorre anche che sia adeguato la condotta del ricercatore che i risultati siano stati registrati correttamente.  Ad esempio, se il ricercatore deve condurre delle interviste, dovrà mettere le persone interpellate in condizione di poter comprendere adeguatamente le domande ed esprimere il proprio pensiero senza timore, in modo da fornire risposte affidabili.  Si parla invece della validità esterna quando i risultati di una ricerca si possono estendere una situazione diversa da quella in cui è stata condotta.  Il problema si pone soprattutto per gli studi fatti in laboratorio: condurre un esperimento o predisporre un'osservazione in un ambiente artificioso, appositamente predisposto dallo studioso, se da un lato ha il pregio di conferire maggior rigore alla ricerca, dall'altro può produrre conclusioni difficilmente trasferibili nella realtà quotidiana.  

INTERROGARE LA REALTà PER RICEVERE RISPOSTE

 Interrogare la realtà per ricevere risposte 

Nella ricerca la situazione è analoga: lo studioso pone domande alla realtà "costringendola" a piegarsi ai suoi interrogativi e ai suoi interessi, ma disposto comunque ad accettare le risposte che riceverà, e a mutare, in funzione di queste, la propria visone delle  cose. Ogni ricerca, qualunque sia l'ambito in cui nasce, prende avvio da un "problema", cioè da una situazione di "mancanza", di privazione, che è vissuta come disagio e che chiede di essere risolta  .  Talvolta il problema è un fatto concreto, che si impone all'attenzione degli studiosi e dell'opinione pubblica per la sua urgenza e gravità.



Nel campo delle scienze umane raramente la ricerca è mossa da emergenze cosi impellenti, ma scaturisce comunque da fattori di criticità che stimolano l'interesse dello studioso.  Nell'ambito della psicologia sociale, ad esempio, lo psicologo statunitense Stanley Milgram (1933-1984) condusse nel 1961 il suo esperimento sull'influenza dell'autorità (dimostrando che il principio di autorità può condurre i soggetti a compiere azioni in contrasto  con i loro valori morali) quando era iniziato da pochi mesi il processo contro il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann.  Milgram era interessato a capire quali meccanismi psicologici potessero avere spinto i soldati tedeschi, durante la Seconda guerra mondiale, a eseguire gli ordini disumani che avevano ricevuto.

LE TEORIE E LE IPOTESI

Una teoria può essere definita come un insieme di proposizioni organicamente connesse, dotate di un alto livello di astrazione, proposte per spiegare o dare ragione di fatti empirici.  Nelle scienze umane, ad esempio, è una teoria quella sul suicidio elaborata da Emile Durkheim (1858-1917), la quale sostiene che il rischio di suicidio all'interno di una comunità è inversamente proporzionale al suo livello di integrazione sociale.  Una teoria si articola in una o più ipotesi specifiche;  un'ipotesi è una supposizione relativa a un determinato fenomeno o ambito di fenomeni, che si colloca a un livello di astrazione minore della teoria e che è formulata in modo da essere empiricamente controllabile.  


Ad esempio, dalla teoria durkheimiana sul suicidio, possiamo ricavare, l'ipotesi che in una società il tasso di suicidi diminuisca in tempo di guerra. Se manca la possibilità di un riscontro empirico, l'ipotesi resta una semplice supposizione, per quanto interessante o intrigante;  per questo la sua formulazione deve essere tale da indi- care indirettamente le esperienze necessarie a controllarne la plausibilità.  

I DATI EMPIRICI E LA LORO RILEVAZIONE

 Nella ricerca i "dati" sono le informazioni che il ricercatore si procura tramite procedure di tipo empirico.  Tali procedure si dividono essenzialmente in 2 tipi, sperimentali e non sperimentali.  Si tratta di una questione di fondo, in quanto l'esperimento differisce profondamente dagli altri metodi di ricerca perché chi ne fa uso non si limita a registrare delle informazioni acquisite con tecniche particolari, ma interviene attivamente sulla realtà da indagare  , modificando alcune condizioni e rilevando poi gli effetti di tale cambiamento. 


 Questa procedura, isolando determinati fattori all'interno della situazione di ricerca, riduce al minimo il rischio di distorsione dei risultati dovuto all'intervento di variabili estranee;  in più consente, a differenza della semplice raccolta empirica dei dati, di cogliere nessi causali tra gli eventi.  Tuttavia il disegno sperimentale non è sempre praticabile: la decisione di isolare determinate condizioni per analizzare in che modo il variare dell'una incida su quello dell'altra, infatti, presuppone che tali variabili siano Procedure sperimentali e non sperimentali state riconosciute come significative e importanti  , e tale riconoscimento può scaturire spesso solo da ricerche precedenti, condotte con metodi non sperimentali.  Inoltre il metodo sperimentale non si presta allo stesso modo per tutti gli ambiti disciplinari: il suo impiego è frequente in psicologia, in psicologia sociale, mentre è difficile farne uso in antropologia e sociologia.  Se il ricercatore opta per una procedura non sperimentale, deve decidere quale tecnica di rilevazione dei dati utilizza, scegliendo la più consona al suo lavoro;  un'osservazione diretta dei soggetti di studio, un'inchiesta su una popolazione condotta tramite interviste o questionario, il ricorso a tecniche di visualizzazione indirette come i questionari autodescrittivi o i test.  In antropologia è diffusa l'osservazione partecipante in cui lo studioso si mescola ai soggetti osservati;  in psicologia si opta spesso per osservazioni di laboratorio, condotte con protocolli rigidi e standardizzati.  Altre procedure di ricerca, seppur utilizzabili in varie forme, si abbinano più agevolmente a specifici ambiti disciplinari.  In sociologia è frequente l'uso di questionari e interviste con cui si conducono inchieste, ossia si interpella una popolazione  su un certo tema.  Se la popolazione è troppo ampia per condurre l'inchiesta in tempi ragionevoli, si fa uso di un campione cioè di un gruppo di soggetti che ne sia rappresentativo, scelto con procedura di estrazione particolari.  Il test è uno strumento tipicamente usato dagli psicologi, che sondano per suo determinato tratti psichici.  I questionari descrittivi, collaudati in psicologia sociale per lo studio degli atteggiamenti, sono oggi usati anche per la misurazione di altri tratti interiori.  Non esiste una tecnica in assoluto "migliore" di altre, ma solo la più idonea a una certa situazione, purché ovviamente ne sia fatto un uso metodologicamente coretto.

I CARATTERI E GLI INDICATORI

I dati interessano al ricercatore per via di alcuni aspetti o proprietà che li riguardano: nel linguaggio statistico  proprio perché possono variare, cioè assumere stati o valori differenti in soggetti e situazioni diversi.  Distinguiamo caratteri quantitativi (le cui modalità sono quantità, espresse da numeri) e caratteri qualitativi (le cui modalità sono semplici categorie, che non designano una specifica quantità della proprietà in questione).  


Sono del primo tipo, ad esempio, l'età di una persona, il numero dei componenti di un nucleo familiare, il tempo impiegato a svolgere un determinato compito, mentre sono del secondo tipo lo stato civile, la nazionalità, il  titolo di studio ecc.  I caratteri quantitativi sono discreti o discontinui se i numeri che ne esprimono le modalità appartengono all’incisione N dei numeri naturali ;sono invece continui se le loro modalità appartengono all'insieme R dei numeri reali (ad esempio, il tempo impiegato per svolgere un compito).  I caratteri qualitativi, sono ordinabili quelli le cui modalità possono essere dispote in un ordine gerarchico (ad esempio, il titolo di studio), sono non ordinabili invece quelli in cui tale ordine non esiste (è il caso della nazionalità o dello stato civile  ) .  




IN CHE COSA CONSISTE LA RICERCA

OLTRE IL CONSENSO

Il senso comune tende spesso a farsi un'idea semplificata e imprecisa della ricerca scientifica. Sia che pensi al lavoro del ricercatore nel campo delle scienze umane sia che immagini scenari di ricerca in quello delle scienze sociali, l’opinione comune tende  a credere che l'attività di ricerca consista semplicemente in una "raccolta" di informazioni che la realtà elargisce spontaneamente. 



 Il buon ricercatore, è colui che ha la pazienza e la perspicacia per "cogliere" i dati che la realtà gli offre, per notare i particolari, per individuare gli elementi di interesse  e infine  per giungere a formulare affermazioni certe o plausibili.  A questa concezione il senso comune ne accosta un'altra, che ha dirette implicazioni sul campo specifico del nostro discorso, ossia quello delle scienze umane.  Se fare ricerca significa semplicemente raccogliere i dati che si offrono alla nostra osservazione, ne consegue che ognuno si sente autorizzato a essere competente in merito, essendo i comportamenti umani e sociali costantemente sotto i nostri occhi e certamente più accessibili di molecole, atomi,  cellule e pianeti, di cui si occupano le scienze naturali Molte persone pensano - a torto - di essere buoni psicologi o eccellenti interpreti della realtà sociale, mentre probabilmente nessuno si arrogherebbe il titolo di biologo o di fisico senza averne una competenza specifica.

OLTRE IL PARADIGMA POSITIVISTA

Non solo il senso comune, ma anche la riflessione degli specialisti ha condiviso questa idea semplicistica della ricerca.  Nel XIX secolo il Positivismo- indirizzo di pensiero inaugurato da Auguste Comte , caratterizzato dall'esaltazione dello spirito scientifico e intenzionato a estendere la procedura delle scienze esatte allo studio della  realtà nel suo complesso-teorizzò un'idea del metodo scientifico molto semplice: lo scienziato sottopone a Osservazione i fenomeni, individua tra essi relazioni costanti e infine formula una legge, cioè una relazione che lega tali fenomeni in mode necessario. 



A fondamento del modello positivista della ricerca stava la fiducia nel processo di induzione  il procedimento logico mediante il quale ricaviamo conclusioni di carattere universale partendo da conoscenze relative a casi particolari,  attestati dall'esperienza e nella possibilità di accostarsi ai fenomeni senza disporre di idee o ipotesi preliminari che guidano la ricerca.  In questo senso esso faceva suo l'antico presupposto della filosofia empirista, teorizzato espressamente dal filosofo britannico John Locke: la mente è come un foglio bianco su cui solo l'esperienza può scrivere dei caratteri;  nell'accostarsi alla realtà, essa dispone solo di meccanismi formali, con cui accoglie e rielabora i materiali che riceve.  

LA RICERCA SECONDO L'EPISTENOLOGIA

 L'epistemologia è la branca della filosofia che si interroga sulla natura e sui fondamenti del sapere scientifico.   Nel XX secolo la riflessione epistemologica ha avuto una notevole rilevanza all'interno del dibattito filosofico, e in buona parte essa è stata dominata proprio dalla discussione critica del modello scientifico positivista, di cui ha messo in luce i nodi critici, La filosofia della scienza del  Novecento, all'interno della quale spiccano figure come quelle di Karl Popper (1902-1994), Thomas Kuhn (1922-1996), Paul Feyerabend ha messo in discussione proprio i due assunti chiave su cui il positivismo aveva costruito la sua nozione di ricerca scientifica.



In primo luogo, ha sottolineato la debolezza del principio di induzione: dall'esperienza di casi particolari, per quanto numerosi, non è possibile  ricavare una conoscenza certa di carattere universale, giacché molte conferme non sono sufficienti a garantire la bontà di un'affermazione generale, mentre una sola smentita è in grado di invalidarla. In secondo luogo, l'epistemologia novecentesca ha rifiutato l'idea che la ricerca possa iniziare dalla pura e semplice osservazione dei dati: quest'ultima, in realtà, presuppone sempre un qualche elemento teorico, che orienti l'interesse del ricercatore e  guidi la sua stessa osservazione, selezionando e organizzando i dati percettivi.

Le aspettative, le conoscenze, le ipotesi creano cioè prospettive diverse di osservazione, all'interno delle quali si trovano, in un certo senso, dati differenti.  Secondo una nota metafora del filosofo statunitense Norwood Hanson (1924-1967), i due astronomi Tycho Brahe e Keplero, in piedi su una collina all'alba con lo sguardo rivolto verso Oriente, non vedono la stessa cosa: il primo, seguace  della teoria geocentrica, "vede" il sole che si leva sull'orizzonte;  il secondo, che segue invece la teoria eliocentrica, "vede" l'orizzonte Scorrere sotto il sole immobile.  Sottolineare la presenza di presupposti teorici in ogni nostra esperienza del reale non significa tuttavia sminuire l'importanza del confronto con i dati empirici, di cui la ricerca si consustanzia: se, da una parte  , la teoria guida l'osservazione dei fatti, dall'altra i fatti osservati produce effetti importanti sulla teoria stessa, costringendo spesso il ricercatore a modificarla per adeguarla alle nuove scoperte.  E poiché, come abbiamo visto, una sola smentita empirica è sufficiente per smontare un intero costrutto teorico, fare ricerca significa allora cercare nell'esperienza e provare che può essere invalido la teoria di partenza, al fine di saggiarne la solidarietà: è questa la posizione di Popper del "falsificazionismo".

giovedì 8 aprile 2021

DOMANDE P.584

 1. Quale idea della ricerca ha il senso comune?


Il senso comune tende a farsi un'idea semplificata e imprecisa della ricerca scientifica. Sia se si pensa al lavoro del ricercatore nel campo delle scienze umane sia che si immagini scenari di ricerca nel campo delle scienze sociali, l'opinione comune tende a credere che l'attività di ricerca consista semplicemente in una raccolta di informazioni che la realtà elargisce spontaneamente. il buon ricercatore è colui che ha la pazienza e la perspicacia di cogliere i dati che la realtà gli offre, per poi arrivare a formulare affermazioni plausibili. a questa concezione il senso comune ne accosta un'altra, che a dirette implicazioni sul campo delle scienze umane. se fare ricerca significa raccogliere i dati che si offrono alla nostra osservazione, ne consegue che ognuno si sente autorizzato a essere competente in merito.


2. Quali sono i presupposti del modello positivista della ricerca scientifica?

Auguste Comte teorizzò un'idea del metodo scientifico molto semplice: lo scienziato sottopone a osservazione i fenomeni, individua tra essi relazioni costanti e infine formula una legge, cioè una relazione che lega questi fenomeni in modo necessario. a fondamento del modello positivista della ricerca stava la fiducia nel processo di induzione- il procedimento logico mediante il quale ricaviamo conclusioni di carattere universale partendo da conoscenze relative a casi particolari,attestati dall'esperienza- e nella possibilità di accostarsi ai fenomeni senza disporre di idee o ipotesi perliminari che possono guidare la ricerca.


3. In che senso l'episemologia ha smontato il principio di induzione?

in primo luogo ha sottolineato la debolezza del principio di induzione : dall'esperienza di casi particolari, per quanto numerosi, non è possibile ricavare una conoscenza certa di carattere universale. in secondo luogo, l'epistemologia novecentesca ha rifiutato l'idea che la ricerca possa iniziare dalla pura e semplice osservazione dei dati.


4. Che cosa sostiene il falsificazionismo di Popper?

Sottolineare la presenza di presupposti teorici in tutte le nostre esperienze del reale, non significa, tuttavia, sminuire l'importanza del confronto con i dati empirici,  di cui la ricerca si consustanzia: : se da un lato la teoria guida l'osservazione dei fatti, dall'altro i fatti osservati producono effetti importanti sulla teoria stessa, costringendo spesso il ricercatore a modificarla per adattarla a nuove scoperte.  E poiché, come abbiamo visto, una sola negazione empirica è sufficiente per smantellare un intero costrutto teorico, fare ricerca significa quindi cercare evidenze e situazioni nell'esperienza che possano invalidare la teoria di partenza, per testarne la solidità.  tentativo di confutazione: questa è la posizione di "falsificazionismo" di Popper.